Fahrenheit

Tommaso Labranca, 78.08 Excelsior 1881

  • Andato in onda:16/07/2008
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Nel 1978, mentre infuriavano gli anni di piombo, mentre moriva Moro, mentre Giovanni Paolo II diventava papa, una febbre divampava nelle discoteche il sabato sera, e Tony Manero diventava un'icona per milioni di teen agers. Oggi quei ragazzi hanno oltre quarant'anni e, con il suo acuto sguardo alla cultura pop, Tommaso Labranca ne racconta la deriva. Al centro di questo romanzo c'è infatti Antonio, esponente di una generazione irrisolta e perdente, intorno al quale si affolla una galleria di folgoranti bozzetti - dalla figlia Laurapalmer all'amico ex brigatista, fino a un padre scomparso che congiunge, nella memoria del protagonista, la dolce vita alla febbre del sabato sera, e si riverbera, disperata e comica al tempo stesso, fino a un presente devastato. Tommaso Giartosio intervista Tommaso Labranca. Lei ha un denso passato come saggista e come autore, anche televisivo. E` la prima volta che si cimenta con la narrativa? Con la narrativa classica si`. Ma gia` nel libro precedente, "Il piccolo isolazionista", c`era una forma di narrazione, seppur particolare. Si trattava di un viaggio particolare: non in Patagonia, ma intorno alla tangenziale di Milano, dove il protagonista ricostruisce la sua esistenza musicale. Anche in questo libro la musica e` fondamentale: si struttura intorno alle canzoni della "Febbre del sabato sera", che il protagonista, vittima di una coincidenza onomostica, rimastica trent`anni dopo. Si`, piu` che una coincidenza e` una disgrazia. Il protagonista del libro, che si chiama Antonio Maniero, si ritrova costantemente a essere associato a Tony Manero, il protagonista del film. Tra l`altro Maniero e` un tipico cognome veneto. Quindi, da ragazzo, Antonio e` continuamente vessato: "Ti chiami come John Travolta nel film"; e lui, che non lo ama nemmeno tanto, risponde: "No, io sono Maniero". A distanza di trent`anni, pero`, ormai uomo adulto, recupera questa coincidenza e si ritrova a fare un confronto con quel periodo e, in particolare, con quell`anno epocale, caratterizzato da tanti avvenimenti e soprattutto dal rapimento di Moro. Il film esce in Italia il 13 marzo del 78, Moro viene rapito tra giorni dopo. Il libro e` ambientato proprio in questi tre giorni: un fine settimana qualunque, durante il quale, visitando la madre o incontrando gli amici, Antonio mette a confronto il 78 con l`oggi. Un confronto che il passato vince su tutti i piani. Fino a un certo punto. Quando passa il tempo, vedi solo le cose che vuoi ricordare. Antonio pensa a quel periodo come a un nido caldo che tiene lontano le cose brutte. Ma non e` cosi`, anche se quegli anni sono riscattati da una grande forza innovatva e da una grande ingenuita`, quasi un`innocenza. Allora si poteva essere accusati di consumismo se compravi un disco. Oggi una figlia adolescente come quella di Antonio, tra telefonini e i-pod, costa tantissimo. Questi sono anni privi di glamour.

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