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Il buongiorno di Twilight ospita Arturo Stàlteri, pianista e compositore. Il suo nuovo lavoro è un omaggio alle eroine del fantasy e all'universo femminile tout court.

| L’OSPITE DEL GIORNO: Arturo Stàlteri Nato a Roma, Arturo Stàlteri si è diplomato in pianoforte al Conservatorio de L’Aquila. Nonostante abbia alle spalle studi classici (Vera Gobbi Belcredi e Aldo Ciccolini) e ampie esperienze concertistiche, non ha mai disdegnato di perlustrare anche la musica extra-colta fin da quando, negli anni Settanta, si esibiva con i “Pierrot Lunaire”, gruppo storico del progressive italiano. Lunga è la lista delle sue collaborazioni, sia con artisti stranieri (Sonja Kristina, David Sylvian) sia con musicisti italiani, anche di area cantautorale (Grazia Di Michele, Rino Gaetano). Compositore di musiche di scena per balletto e teatro, Stàlteri è anche è uno dei “divulgatori musicali” di maggior successo e rigore nell’ambito della musica di ricerca. |
 | IL DISCO DEL GIORNO “Selika Suite”, di Arturo Stàlteri, tratto dall’album “Half Angels” del 2009, Felmay Records Il titolo del brano si riferisce al film “Selika” del 1921, per la regia di Ivo Illuminati, dimenticato eroe del cinema muto, riscoperto solo recentemente. “Half Angels” è un omaggio alle eroine del fantasy, della fantascienza e del feilleuton: entità immaginarie fino ad un certo punto, dal momento che incarnano alcune qualità dell’universo femminile tout court. Ogni personaggio possiede una dimensione speciale, che la melodia racconta. Il disco è un piccolo film in musica. In questo lavoro, Stàlteri non si limita al pianoforte e alle tastiere, ma torna a suonare la chitarra classica, il bouzouki e vocalizza, come non accadeva da molti anni. |
 | IL FILM DEL GIORNO “Je suis Simone”, di Fabrizio Ferraro, con Claudia Landi, Giovanna Giuliani e Natascha Eychenne Un pezzo di vita della filosofa e mistica Simone Weil, nel centenario della nascita, viene raccontato attraverso il periodo da lei trascorso in fabbrica, a 25 anni, dal dicembre 1934 all’agosto 1935, in “Je suis Simone”, tratto da “La condition ouvriére” della stessa Weil. La filosofa abbandonò l'insegnamento al liceo per entrare in fabbrica, dopo il suo avvicinamento al sindacalismo rivoluzionario. Lavorò come operaia in diversi stabilimenti, tra i quali la Renault, e morì di tubercolosi a soli 34 anni. Il film descrive la condizione in cui si trovò la Weil, quella del lavoratore sfruttato, a cui non è permesso conoscere la struttura del ciclo produttivo, né porsi degli interrogativi in merito.
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