lunedì 14 novembre


RICICLO COMPUTER
servizio di Stefano Tallia


Di lusso, ma pur sempre pattumiera.
La gran parte del materiale informatico che dall'Occidente parte alla volta dei paesi in via di sviluppo non è né riparabile, né riutilizzabile.
La denuncia arriva da un gruppo di associazioni ambientaliste americane.
Solo negli Stati Uniti, nel 2005, saranno 63 milioni i computer che diverranno obsoleti e che, in qualche maniera, dovranno essere riciclati.
Ogni mese, informano sempre gli ambientalisti, nel porto di Lagos, in Nigeria, arrivano 500 containers carichi ciascuno di 800 personal dismessi.
400.000 macchine che si ammassano nelle periferie del paese, e appena il 25% di queste possono essere riutilizzate.
Che qualcuno nasconda il traffico di rifiuti informatici dietro al nobile intento di alfabetizzare informaticamente il sud del mondo, sembra essere più che una certezza.
Certo, tutto potrebbe essere più difficile se anche gli Stati Uniti ratificassero la convenzione di Basilea che vieta il traffico di rifiuti pericolosi, quelli che ogni personal contiene in abbondanza.
Oro, argento, rame, plastiche, materiali che sarebbero anche riciclabili ma al termine di processi lunghi e costosi.
Meglio dunque la pattumiera africana già sperimentata in passato.
E poi, se davvero l'obiettivo è di aprire le porte di Internet ai bambini africani, una via diversa esiste.
Il prossimo 17 novembre sarà presentato al summit mondiale della Società dell'informazione il computer da 100 dollari.
Un portatile le cui funzioni sono asciugate allo stretto indispensabile e dotato di software libero.
Se funzionerà alfabetizzerà davvero i bambini del terzo mondo, e nel continente nero, soprattutto, arriverà nuovo e funzionante.